sabato 6 aprile 2013

Ventesima puntata - Diario di Pechino




29 luglio 2011 - Pechino


"Il dado è tratto" sono iniziate le lezioni. Sono in Classe C, è forte, anzì, è fortissimo. La sfida in questo campo mi sprona, non mi abbatte. Sono in (quasi) pieno possesso delle mie facoltà.

Domani andiamo in gita sulla Grande Muraglia. Intanto fuori piove di nuovo. Stavolta sta cadendo una pioggia fitta, l'aria è fresca, non c'è nebbia nè troppa umidità. E' un piacere passeggiare nei viali semibui, mentre le macchine sfrecciano via, lasciando una scia di goccioline. Ho fatto un largo giro , la pancia è ben piena, sono arrivata a Wuadokou ("incrocio di cinque vie") e ho guardato passare un treno notturno. Sfilavano i vagoni con le cucette, qualche faccia insonnolita dietro le finestre.

Come sempre mi ha preso la nostalgia, la voglia di andar via, lontano da qui. Oramai mi è rimasto solo questo piccolo lembi di nostalgia, mentre per il resto sono ben felice di essere al mondo, orientale o occidentale che sia, non ha più tanta importanza. Ciò che mi manca non è tanto il paesaggio o un clima migliore. No, in questi momenti mi mancano le persone, i miei cari, la mia vecchia gatta malata. Le loro voci, quando mi telefonano, mi fanno sentire degna di essere su questa terra come se, in assenza, mancasse l'approvazione della mia persona tutta.

Tuttavia non si tratta di mancanza di autostima; con duro lavoro me la sono conquistata, non ho bisogno che altri confermino la validità della mia esistenza. Qui però sono persa, i miei valori all'improvviso hanno perso la loro quotazione in borsa, da queste parti non vengono riconosciuti. Mi sembra di fare uno sforzo al limie della sopportazione per potermi conquistare, a poco a poco, ciò che non ho più. Sto lavorando sodo, con le mie continue ricadute, momenti in cui di nuovo tutto ha perso il suo valore e io sono nuda danvanti al mondo intero.