sabato 15 giugno 2013

Trentesima puntata - Diario di Pechino


10 agosto 2011 – Pechino


Ho la data del mio rientro in Europa: partenza primo settembre con l'arrivo il due settembre a Budapest. Era la strada che mi permetteva di avvicinarmi a casa senza pagare cifre stratosferiche per un biglietto in business class.

Dunque, il dado è tratto; anch'io conosco la data del mio volo, anch'io posso fare il count-down: meno 22.

Adesso sono libera di gioire di quello che ho, del mio studio che progredisce bene, delle mie amicizie con gli italiani e non solo, del mio poco tempo libero. Posso pensare a chi devo fare un regalo, a chi solo un pensiero, a chi devo mandare una cartolina, a chi una mail.

Posso sentirmi bene, senza rancore, posso guardare i cinesi come solo i turisti sanno fare, posso tornare alla mia trattoria, fare un po' di spesa per il tempo che mi resta. Sì, “il tempo che mi resta” è diventato all'improvviso prezioso, perché è limitato e perché non ne posso sprecare una goccia. Sto iniziando a fantasticare a come mi mancherà tutto questo un giorno, come rievocherò ogni minuto del tempo che d'ora in poi passerò qui.

Ecco quella linea invisibile che ogni volta che viaggio separa la prima parte quando è tutto interminabile e di cui non si capisce il fine dalla parte rimanente che in un attimo vola via. Tutto questo per un biglietto d'aereo che sembrava impossibile ottenere.

Quando avevo sentito il prezzo, prezzo molto-molto alto, per un attimo avevo tentennato. In cuor mio non mi pareva possibile che spendessi una tale cifra per me stessa ma poi mi ero subito ricomposta e, presa la biro, firmai la quietanza della carta di credito. Il biglietto diceva: si parte la notte tra 1 e 2 settembre (ora locale). Il volo dura dieci ore.

Da Budapest, passati i cinque-sei giorni canonici per sbrigare le varie faccende e, goduto della compagnia di parenti e amici, rientrerò con un altro volo a Milano l'otto settembre.