lunedì 21 luglio 2014

Riso o pasta? Il fiume Yangze divide la Cina sotto questo aspetto e ciò spiegherebbe anche .....






Il professor Talhelm dell'Università della Virginia ha esposto la sua teoria "del riso". Ne parlano due articoli, rispettivamente del 9 maggio su TIME (vedi articolo qui) e del 10 maggio su THE ECONOMIST (vedi articolo qui).


Entrami mettono in evidenza la teoria secondo la quale la coltivazione del riso, grazie alle particolari necessità di collaborare tutti insieme renderebbe le persone psicologicamente meno individualiste e più disposte ad aiutare e a collaborare. Queste necessità sono dovute a due fattori, il primo riguarda la laboriosità della coltivazione del riso che richiede doppio tempo di impiego rispetto a quella del grano, dal momento di messa in terra della pianta fino al raccolto. La seconda riguarda il terreno di coltivazione che, nel caso del riso, deve essere allagato. Per questo occorre costruire dei canali di irrigazione e anche in seguito la distribuzione dell'acqua riguarda tutta la collettività.

Il professore va molto al di là di queste considerazoni e tocca l'aspetto economico affermando che la popolazione della zona di coltivazione del riso è ampiamente più ricca di quella che coltiva grano.


Sabato, 26 luglio, alle ore 10.30 è previsto un incontro sotto il titolo "The Rice Theory of Culture" presso Foreign Correspondents Club di Shanghai (per prenotare un posto clicca qui)


Rice or wheat? The Yangtze river divides China and should explain also...

"Chinese in the north have always been different than their counterparts in the south of the country. Farming could explain why....." here's a very interesting article of TIME (see here) where Thomas Talhelm's rice theory is explained. 

The same topic is argued on THE ECONOMIST (see here) and the prof. well introduce it himself in Shanghai: Saturday, July 26, Brunch, 10:30 a.m. “The Rice Theory of Culture” — Thomas Talhelm at the  Foreign Correspondents Club in Shanghai (to book a seat click here)

sabato 12 luglio 2014

Mi scusi!, Signore!, Signora!, Cameriere! - come si dice in cinese oggi?


Ho letto un articolo interessantissimo al riguardo (clicca qui), provo a tradurlo e a riportarlo per i miei lettori italiani.


Inizia con l'uso del  (qīn) che è l'abbreviazione di 亲爱的 (qīn'ài de). Io ricordo che una delle mie insegnanti mi scrisse una lettera iniziandola con un bel 亲爱的 Teresa. Sarebbe all'incirca il nostro "Caro/cara". E' tutt'oggi è utilizzato per la corrispondenza.
La sua equivalente abbreviata , invece, denota un contatto molto meno formale che intercorre tra parenti o amici stretti.
Oggi si usa iniziare una qualunque comunicazione con un bel   per tranquillizzare l'interlocutore circa le intenzioni di chi parla e nello stesso tempo riuscire ad ottenere maggiore attenzione. A Chengdu è stato addirittura affisso un cartello stradale, invitando le persone ad osservare i semafori, che iniziava così:



美女 (měi nǚ) invece è l'appellativo usato per il gentil sesso (l'equivalente per gli uomini invece è 帅哥 shuài gē) nelle più svariate situazioni, come ad esempio al bar o in un negozio. Certo, farsi chiamare "Bella signora!" o "Avvenente signore!" da uno sconosciuto può facilmente trarre in inganno. La foto, riportata dall'articolo, ne da giusta testimonianza.





小姐 (xiǎojǐe) significa "signorina". Fin qui nessun problema. Lo si aggiunge al cognome, ad esempio 王小姐 (Wáng xiǎojiě): Signorina Wang. Si usa 小姐 per richiamare l'attenzione della cameriera, solitamente giovane, perchè 小姐 significa anche piccola sorella (maggiore). Attenzione, 小姐 è anche la prostituta in alcune regioni.
Va ricordato, tuttavita, che in Cina si usa 服务员 (fúwùyuán) al suo posto, quando si chiama il cameriere/a.



Possiamo tuttavia sentirci piuttosto tranquilli quando usiamo i classici appellativi
女士 (nǚshì)  e 先生 (xiānsheng), rispettivamente "Signora" e "Signore", salvo tener presente che 女士 si usa per signore dall'età di 40 anni circa in poi e comunque entrambi sono titoli piuttosto formali. 

Per ultimo viene menzionato un appellativo della tramontata era comunista. Non dico "maoista" perchè la parola rievoca il suono del towarish russo. Esso è: 
同志 (tóngzhì), significa "compagno", "compagna". Una volta rishiavi di perdere il posto di lavoro se lo omettevi, per contro potevi usarlo verso chiunque in qualunque situazione, senza correre il rischio di offendere. Oggi viene usato perloppiù tra gli omosessuali. 


 

mercoledì 9 luglio 2014

Auto controllate dal cervello - forse non è una chimera


E' apparso un articolo sul China Daily ieri (vedi link qui), essendo breve lo riporto per intero:
"In una macchina dotata di sistema GPS, sistema di elaborazione e centralina elettronica, un ricercatore indossa un cappuccio speciale con 14 sensori che catturano i segnali del cervello e poi li consegnano al sistema di elaborazione del computer, che fa sì che la macchina esegua le operazioni come l'apertura e la chiusura della porta e il regolamento dello specchietto retrovisore. Il risultato della ricerca, sviluppata da Nankai University di Tianjin, è che i segnali del cervello e quelli del sistema di controllo della vettura sono, per la prima volta in Cina, in collegamento, che significa che le "auto contollati dal cervello" non sono lontani.

La mia amica ha subito aggiunto: "D'ora in poi, non si potrà più abbandonarsi alla fantasie, mentre si  guida"

sabato 5 luglio 2014

Cinese: la lingua del futuro - come ci prepariamo ad insegnarlo?


"Londra punta sul cinese: prima lingua straniera" questo è il titolo di un articolo comparso sul Corriere della Sera il 25 giugno scorso (per leggerlo clicca qui) in cui si evidenzia che il cinese mandarino, oltre ad essere la lingua parlata da un miliardo e duecentomilioni di persone, è anche la lingua più corteggiata al momento.

Leggiamo anche che il cinese ha soppiantato il francese, lingua tradizionalmente in pool position nelle scuole britanniche. Infatti "Un esercito di milleduecento insegnanti di mandarino entrerà nelle scuole britanniche, opportunamente formati per insegnare la lingua del futuro alle nuove generazioni e tenere corsi di cinese a ogni livello. Sono gli obiettivi del Department for Education, mentre il ministro dell’istruzione Elizabeth Truss parla già, entro il prossimo decennio, di duplicare il numero di studenti che padroneggiano il cinese. Tra il 2015 e il 2019 la diffusione del mandarino sarà capillare per il segmento anagrafico che va dagli 11 ai 18 anni e circa una scuola ogni tre nella formazione secondaria offrirà l’opportunità di studiare il cinese, mentre si sta cercando di inserire il mandarino nel curricolum obbligatorio della scuola primaria."

Come siamo messi noi in Italia, e in particolare nella Milano dove vivo e lavoro anch'io?
  
Vi sono i corsi promossi da Italia Cina e dall'Istituto Confucio. Le loro campagne pubblicitare sono tali che agli altri operatori non restano che delle bricciole. Nei loro corsi, sempre affollatissimi, gli insegnanti impartiscono le lezioni con il microfono. Gli studenti ottengono indubbiamente dei risultati validi ma io mi domando: saranno in grado di chiedere un bicchiere d'acqua?

Ci sono poi le scuole private che a fatica riescono a mettere insieme tre alunni per formare una classe. I costi sono, di conseguenza, elevati ed ecco che si paga 1000 euro per un corso di un anno.

 Tra le novità vi è il campus promosso da cinque imprenditori cinesi sul territorio milanese (leggi qui).

Dove è andato a finire il senso di responsabilità, per non parlare di vocazione?